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ArtCodex atelier del codice miniato

San Francesco d'Assisi, la vita e le opere

Gaddi 112
Biblioteca Medicea Laurenziana
biblioteca medicea laurenziana

Biblioteca
Medicea
Laurenziana

Presentazione video del volume

Uno dei codici più importanti della miniatura italiana: Il manoscritto Gaddiano 112 in 185 carte, conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, contenente una straordinaria raccolta di opere francescane, fra le quali una Leggenda e vita di San Francesco in due versioni (carte 1-43; 137-142), i Fioretti di San Francesco, -oltre al suo testamento, alla Regola e alle considerazioni sulle stimmate – è uno dei più affascinanti prodotti della miniatura italiana.
Il suo testamento (carte 164 – 166), le considerazioni sulle stimmate e il trattato dei miracoli di Tommaso da Celano introducono al toccante percorso mistico, mentre le vite di Fra Ginepro, Leone ed Egidio mettono in contatto i lettori con alcuni protagonisti della nascita dell'Ordine francescano.
San Francesco d'Assisi – una scelta rivoluzionaria 1182 - ca. Nasce ad Assisi
1206 – 1207 - Conversione e abbandono della casa paterna
1210 - Presentazione della Prima Regola
1217 - Primo capitolo dei francescani
1219 - Viaggio in Egitto
1220 - Lascia la carica superiore generale
1223 - Approvazione della Regola francescana
1224 - Riceve le stimmate sul Monte della Verna
1226 - Muore ad Assisi
 
Fondatore dei Frati minori, è uno dei santi più venerati della cristianità. Figlio di un ricco mercante Pietro di Bernardone, la sua ambizione era quella di diventare un cavaliere e sposare una giovane nobile. Ma una crisi religiosa lo portò alla conversione e, in seguito, alla decisione di vendere tutte le sue ricchezze e distribuire il ricavato ai poveri. La Chiesa aveva sempre aiutato i poveri, senza abbandonare però privilegi e ricchezze. Francesco volle farsi povero egli stesso e volle che da poveri vivessero anche i suoi compagni. Proibì ai compagni di chiedere denaro in elemosina: tutti i frati dovevano mantenersi svolgendo un lavoro con le proprie mani e in cambio potevano accettare solo un po' di cibo. In segno di umiltà decisero di chiamarsi frati minori. Francesco aveva compreso che la sua esperienza di Dio aveva una componente rivoluzionaria nei confronti della Chiesa, ma non volle coscientemente rompere con Roma, piuttosto preferì agire con la forza trascinante del suo esempio.
La storia del manoscritto e lo spirito francescano: Da una nota di possesso del codice, sappiamo che esso appartenne "alle donne di Sant'Onofrio dell'ordine di San Francesco detto di Foligno" e cioè alle Terziarie francescane. Il colophon, posto alla carta 170, documenta che il manoscritto fu finito di scrivere il 29 dicembre 1427. Passò poi nella Biblioteca Gaddi e nel 1755 alla Biblioteca Magliabecchiana e infine nel 1783 giunse alla Biblioteca Laurenziana.
La decorazione del codice, che si compone di trenta iniziali filigranate di miniature per 39 storie narrate, si avvale di una tecnica, all'epoca poco eseguita, a inchiostro e acquarelli. In realtà nel Medioevo questa tecnica fu considerata sostanzialmente povera a confronto con quella più ricca e sontuosa dei colori a tempera dati a pennello. Il disegno a penna e acquarello nel Trecento e nel Quattrocento è legato al solenne recupero della cultura antica, a un rinnovato interesse per la cultura classica e al desiderio di avvalersi di una tecnica al contempo povera e di carattere utilitario, come testimonia l'ignoto miniatore del codice francescano.
La scelta di questo mezzo espressivo risponde pienamente all'ideale di povertà predicato da San Francesco che, insieme a ragioni stilistiche e storiche, collega le miniature di questo prezioso codice, già in passato attribuito alla bottega fiorentina di Bicci di Lorenzo (artista fiorentino tardo gotico), all'ambiente umbro del convento di Sant'Onofrio e delle terziarie francescane di Foligno alle quali il codice subito appartenne. Tutto il codice è pervaso, nel contenuto storico-letterario e in quello figurativo, da uno spirito e da un'impronta profondamente francescani, in un'ottica intensamente spirituale, tanto da far prevalere l'ipotesi che lo scrittore e il miniatore appartengano all'ordine francescano, come documentano le ultime parole del colophon a carta 170: "o tu che leggi prieghi Iddio che mi perdoni e che io serva allui".
D'altro canto, durante l'intero Medioevo, i grandi codici miniati furono, in massima parte, opera dei centri monastici e nei primi decenni del XV secolo questa tradizione era viva e operante soprattutto nei due più importanti Ordini Mendicanti, i Francescani e i Domenicani.
Il manoscritto Gaddiano 112 enfatizza con i testi e l'iconografia i valori fondamentali della vivida e intensa esperienza evangelica di Francesco e dei suoi primi compagni, contro l'incipiente mondanizzazione dell'Ordine.
Le sobrie iniziali di filigrana e le trenta storie miniate: La decorazione del codice si suddivide in lettere filigranate, cioè quelle degli incipit dei testi e dei capitoli, e in "storie" miniate.
Le lettere, iniziali minuscole rosse e azzurre alternate, sono ornate con motivi di origine vegetale così stilizzati da essere realizzati col tratto della penna e con inchiostro rosso e azzurro alternati, ottenendo l'effetto di filigrana.
Tutte le lettere filigranate hanno un campo, definito da linee parallele e orlato da una fitta serie di fogliette, i fondi delle lettere sono riempiti da palmette, da rametti trilobati e da fasce con nastri serpentinati. Le code sono formate da lunghi filamenti che terminano con una voluta, decorate con poche fogliette ovali formi, fiori a tre petali, occhielli, croci greche con dischetti terminali e qualche rosetta staccata dagli steli.
Le trenta miniature sono tutte storie posizionate come vignette, o all'interno delle colonne oppure a fondo pagina, spesso dispongono della pagina intera insieme a poche righe di rubriche e sono eseguite a penna e inchiostro bruno e con acquarelli. Per le rubriche, che sono frasi di chiarimento e brevissime sintesi di contenuto, viene usato un inchiostro colorato rosso (ruber) che produce un effetto ornamentale.

Caratteristiche del facsimile

  • Riproduzione integrale su cartaPergamena® del codice Gaddi 112 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, realizzata da ArtCodex® , l'Atelier del Codice Miniato.
  • Volume di formato cm 21,7 x 29 186 carte (372 pagine) in cartaPergamena®. Miniature acquerellate del sec XV
  • Legatura interamente eseguita a mano, nel rispetto della profilatura delle pagine e della fogliazione.
  • Copertina in vitello marrone, conciato al vegetale in fossa, con ovale ed angolari in argento incassati.
  • Riproduzione integrale della cartula della "benedizione a Frate Leone", conservata presso il Sacro Convento della Basilica di San Francesco di Assisi, manoscritto originale del Santo, lasciato al confratello e compagno di viaggio Fra Leone.
  • Tiratura limitata di 999 copie numerate e certificate. L'opera è custodita in un cofanetto in legno e iuta.
  • Volume di commentario a cura di un Comitato Scientifico, coordinato da esperti studiosi di San Francesco.

Legatura e copertina

Il processo di legatura dei codici viene realizzato utilizzando le consuetudini delle antiche legatorie artigianali. Le lavorazioni, eseguite in botteghe manifatturiere che ancora conservano l'antico torchio manuale, corrispondono alla cucitura a mano del capitello e dei fogli, nell'assoluto rispetto della profilatura delle pagine del manoscritto. Infine, la copertina viene riprodotta in facsimile rispettando rigorosamente tutte le caratteristiche dell'originale: ogni lavorazione viene eseguita a mano, rispettando la fogliazione del codice e utilizzando i materiali dell'epoca.

La cartaPergamena®

Il tipo di carta pergamenata impiegata, la cui peculiarità garantisce che ogni singolo foglio sia uguale all'originale, viene prodotta da una cartiera di fiducia: la cartaPergamena, in seguito ad un trattamento di "invecchiamento", ricrea lo stesso effetto di movimento che il trascorrere del tempo ha provocato sull'originale. Il colore della pergamena viene poi fedelmente riprodotto in fase di stampa: ogni segno del tempo - quali pieghe, macchie e trasparenze - viene riproposto esattamente, concorrendo a donare al codice la stessa sensazione d'antico che caratterizza il manoscritto medievale.